22 dic 2007

Alla ricerca dell'espresso perduto


Visto che Natale e regali vanno di pari passo anche da queste parti – a vedere la folla nei centri commerciali vien da pensare che qui sia addirittura peggio che da noi!- ho deciso di fare un piccolo regalo anche io ai lettori di questo blog.

Momento.

Nessuno si aspetti nulla di micidiale...visto il lavoro che faccio e visto che “vendere” un'idea sta diventando sempre più complesso, diciamo che il mio è un regalo simbolico...un pensiero...o, meglio, un consiglio per chi si trovasse a passare da queste parti.

Negli ultimi tempi mi è capitato spesso di pensare a come siamo cambiati noi italiani, a come i segni che facevano riconoscere un nostro connazionale all'estero non siano più quelle magiche invicta sulle spalle, quei marsupi pieni fino a scoppiare o quei gridolini di piacere dati dal vedere una copia della Gazzetta dello Sport fuori da un'edicola.

Ormai - e non mi permetto di dare giudizi visto che un giorno, quando anche questo sarà parte del passato, verrà tutto avvolto da un'insolita aurea di romanticismo come l'invicta – abbiamo semplicemente altre cose.

Capelli impomatati fino a farli brillare al buio, enormi scarpe da ginnastica, vocioni che gridano al microfono di telefonini modernissimi o bizzarre scritte Dolce e Gabbana messe un po' dovunque sono diventati nuovi simboli di un paese che cambia e che cerca di adeguarsi ai suoi tempi.

Eppure, in questo tutto questo processo c'è qualcosa che il tempo non è riuscito a cambiare, che è rimasta uguale sia per noi stabilmente esiliati, sia per chi, invece, si concede solo qualche giorno oltre confine: le lamentele per il caffé.

Il popolo degli emigrati, ormai, sa che non può muoversi senza prima aver ficcato una Bialetti in valigia – consiglierei due, visto che la mia prima è scomparsa magicamente tra le cose della mia ex-coinquilina cinese – mentre quello dei vacanzieri passa una parte considerevole del proprio tempo assaggiando quanti più espresso possibile, coltivando sempre più l'idea che, in fondo, nel resto del mondo non abbiano ancora capito come diavolo si faccia un buon caffé.

Eppure, cercando cercando, delle volte si incontra una botta di fortuna, come il nuovo Illy caffé di Lai street, qui a Tallinn.

Dicembre_207_2Chiariamoci, non mi paga nessuno per questa pubblicità un po' spudorata...né – ahimé - la giovane bionda che ci lavora mi ha promesso ricompensa alcuna...anzi, direi proprio che quello che mi sta seduto vicino ha tutta l'aria di essere il suo innamorato...

è solo..che...diavolo! Il caffé di questo posto è davvero buono!
Talmente buono che non solo mi fa sentire meno la mancanza del mio paese...ma che rivaleggia in pieno con alcuni dei caffé cagliaritani che ricomincerò a bere durante le vacanze natalizie!

E se questo è un indubbio punto a favore della città, uno a sfavore va invece scagliato contro una popolazione che, diciamocelo, di caffé non ci capisce molto.

Perché?

Beh, ascoltate qui.

Quando l'estate scorsa ospitai un giornalista napoletano nel mio appartamento, lui non riuscì a non notare l'assenza -vergognosa- di buon caffé italiano e di vere e proprie tazzine da espresso.
Una mancanza talmente fastidiosa da “costringerlo” a regalarmi una preziosissima confezione in latta di Illy e due meravigliose tazzine, cosa per cui lo ringrazio ancora pubblicamente.

Ironia – unita al mio essere fondamentalmente un misero – ha voluto che io, una volta finito il delizioso caffé italiano, cominciassi a riempire la lattina marchiata bianco-rosso con del caffé economico del supermercato...anche caffé estone...

Roba da pazzi, verrebbe da dire.

E sarebbe vero se non fosse che, chiunque sia passato per casa mia non abbia mai smesso di elogiare il mio “buonissimo caffé italiano”...

...qualche giorno fa, una persona è arrivata a dire...” certo che bevi questo...è il migliore...anche io lo uso a casa...”

....

Mah.

Forse, certi piaceri, non li meritano ancora.

16 dic 2007

Mai sentito parlare di E-Stonia?


Ho letto in questi giorni di una Francia in subbuglio per alcuni timori sulle reti internet wifi: dopo le preoccupazioni di qualcuno, l'ormai mitica connessione senza fili è repentinamente scomparsa da due biblioteche parigine per la paura dei danni che potrebbe causare a lungo termine.

E mentre noi rimaniamo concentrati sulla ricerca della migliore delle leggi elettorali, lo stesso accade in una Germania dove la granitica Merkel non nasconde la sua preoccupazione di vivere in una società che rischia di diventare un immenso forno a microonde.

Cosa c'entra tutto questo con l'Estonia, chiedete?

C'entra...c'entra...

Mettiamola così: se il mondo rischia di diventare un enorme microonde, l'Estonia è riuscita a fregare tutti arrivandoci per prima.
Wifi ovunque in centro città...gratis...senza password...anche in tram...

Il semaforo è rosso? ...giusto il tempo per farci controllare l'email!
Non siamo sicuri di come si traduca "lievito" in estone? Niente paura, google ci aiuterà.
Noiosa fila al supermercato? Niente di meglio per controllare MSN e Facebook.

Proprio così.

In questo paese la gente vive di internet come noi viviamo della pausa caffé: qualcosa alla quale non si bada nemmeno più...ma di cu i ci si accorge quando manca.

Volete saperne di più? volete scoprire qualcosa di più dettagliato su un paese dove il voto elettronico è già archeologia informatica e dove nessuno ha vergogna di ammettere di avervi googolato prima di incontrarvi?

Beh..allora rimanete sintonizzati su questa pagina...e, promesso, non sarete delusi!

11 dic 2007

Qualcuno che scambi global warming con un po' di neve!? non ne possiamo più di tutto sto grigiore!


Mi sa che qualcosa comincia a muoversi.


Non sono particolarmente ottimista, al solito, su quanto accade in Italia...un paese dove il problema del caro benzina sembra esser stato risolto nel modo più geniale: non facendola più arrivare ai distributori.

E non sono particolarmente ottimista quando leggo delle consultazioni Fini-Veltroni, Casini-Veltroni – avrei dato qualsiasi cosa per assistere..., Berlusconi-Veltroni che, seppur più che legittime nella carta, non mi sembra stiano portando una grande ventata di novità.

A meno che il disfacimento di Alleanza Nazionale e la nascita di Alleanza per l'Italia non lo si consideri come una novità...

Meno male che c'è Mastella. Sempre lui.

Leggo oggi sul Corriere che il carissimo ha appena annunciato di non voler tornare in Consiglio dei Ministri perchè non accetta questa logica di consultazioni tra maggioranza ed opposozione.
“Non ho mai visto nulla di simile in 30 anni che faccio politica”.

Proprio quello che gli italiani stavano aspeettando.

7 dic 2007

Che strana l'Estonia! - Intervista al regista Yuxin Zuhang


C'è sempre almeno un cinese in un casinò, amiamo giocare. Ed a vedere quello che fa la gente da queste parti, mi sa che gli estoni non scherzano!

Yuxin Zhuang è uno degli ospiti di prestigio di questo festival: con il suo primo featured film, Teeth of love, toccante pellicola simbolo di una Cina che cambia, ha girato il mondo, ricevuto – meritati- riconoscimenti internazionali e scoperto un gran numero di interessantissime storie.


“Cerco sempre di parlare con quante più persone possibile quando sono all'estero, è il modo migliore per cominciare a conoscere un nuovo paese, una nuova cultura. Qualcuno mi ha detto che gli estoni sono molto timidi, chiusi. L'opposto, ad esempio degli italiani. È vero?”

“Noi, in Cina, non distinguiamo moltissimo le nazioni europee, non conosciamo tutti questi particolari. Ma dopo aver visitato Francia, Monaco e Stoccolma, ho iniziato a capire che dentro al vostro continente esistono un gran numero di differenze.”

Regista giovane e pieno di progetti - “ne ho due pronti: uno abbastanza ambizioso ed uno più normale. Dipenderà tutto da quanti soldi avrò a disposizione” - mi confessa le sue impressioni sull'Estonia. “A parte il freddo e la neve, che non mi aspettavo di trovare già da novembre, tutto qui è così...così...piccolo!”

Pronto a rifiutare la splendida BMW con autista messa a disposizione dal festival per il tragitto Vene Teater – Park Hotel, prova a paragonare la sua Beijing con la “nostra” Tallinn.
“E' semplicemente incredibile. Se si conta il numero degli abitanti, Tallinn è più piccola du un quartiere di Pechino...e sembra tutto così tranquillo! Prendiamo il traffico” mi dice indicandomi Tartu mnt dal finestrino.

“Da noi non esistono ore di punta: è sempre ora di punta. Sempre più persone usano la macchina e per qualsiasi spostamento si perde una vita. Per non parlare dei mezzi pubblici!
Ora le cose cambieranno grazie alle olimpiadi ma, fino a che non finiranno i lavori per le nuove reti, continueremo ad avere solo tre linee di metropolitana. E stiamo parlando della capitale cinese!
Qui avete bus, tram, filobus, poche macchine...” quello che lui non sa, però, è quanti talliniani si lamentino del traffico al giorno d'oggi...questione di punti di vista, insomma.

Da buon Europeo, però, quello che mi incuriosisce è cosa pensi, cosa conosca lui della nostra Unione.

“Mi piace molto il vostro calcio, soprattutto quello italiano. In Cina siamo in moltissimi a seguirlo. E poi so che, ad esempio, in Olanda si può fare praticamente di tutto: si possono usare droghe e gli omosessuali possono sposarsi.”mi dice con tono un po' sarcastico."
Ma quando gli svelo che certe cose possono accadere anche nella Spagna di Zapatero, lui spalanca gli occhi quasi come se non potesse crederci.

Ed in CIna?

“In Cina no, questi sono temi troppo sensibili da noi. Pensi che anche un film importante come Brokeback Mountains di Ang Lee non è riuscito ad avere l'autorizzazione per essere proiettato nelle Midlands: non siamo ancora pronti per certe cose. Il cinema cinese, come la società, è abbastanza diverso da quello che siete abituati ad avere in occidente, ma piano piano le cose stanno cambiando.”
E tra uno struggente aborto privato e la descrizione di un'epoca in cui femminilità ed amore non erano altro che una malattia, anche il suo lavoro non fa eccezione.

“Francamente penso che il mio film non sia piaciuto moltissimo all'ambasciatore, ma credo sia normale.” perché Teeth of love non è un film gentile, è una critica ad un mondo che lui per primo ha vissuto - quello degli anni immediatamente seguenti alla rivoluzione culturale - e che sta cercando di spiegare al suo pubblico.

"Spero che il pubblico comprenda che il mio non è un film pessimista, non è negativo. Il dolore che mostro non è necessariamente male, è il punto di partenza di un percorso che aiuta la protagonista a scoprire e capire se stessa." Un punto di partenza che, qualcuno dice, potrebbe condurre anche lui nel gradino più alto del podio di questo festival.

Giovanni Angioni - g.angioni@gmail.com - facebook.com/giovanni.angioni
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